Biografia

BIOGRAFIA   tratto da Don Gino Rocca da ECO del Seminario Aprile 1950

Era nato il 1 Febbraio 1915 a Fraore di S. Pancrazio, dove trascorse la sua prima infanzia. Sesto di otto fratelli, restò orfano del padre all’età di tre anni. Trasferitosi a Parma con la famiglia, all’età di 12 anni entrava in Seminario. «Quando sarò grande io farò il prete» — diceva ai familiari quando aveva appena 6 anni. Così ci si spiega come mai la sua vocazione sia stata così decisamente e così bene orientata fin dai primi anni del Seminario. «D. Ennio – diceva Mons. Giovanni Barili, ex Rettore del Seminario Maggiore di Parma, che lo ha avuto come alunno – è sempre stato così: buono, lieto, cordiale, dì una grande lealtà ed apertura d’animo ».

Studente a Roma
Nel 1935 i Superiori lo mandano a Roma per compiervi gli studi teologici presso la Pontificia Università Gregoriana. Lo vediamo circondato di stima o di affetto da tutti, Superiori e compagni del Pontificio Seminario Lombardo di cui è alunno per 5 anni consecutivi. Durante le parentesi domenicali che gli sono permesse dallo studio si dedica al ministero catechistico tra i monelli della periferia di Roma. D. Ennio possiede il dono di farsi amare dai ragazzi e di intuire in un batter d’occhio i loro desideri. Ed è appunto tra gli amici dei Seminario Lombardo e tra i ragazzi di Tor Pignattara che si rafforza sempre più il suo desiderio di diventare il Sacerdote dei ragazzi.

Viene ordinato Sacerdote il 10 Aprile 1939 nella Chiesa di S. Pietro, e torna definitivamente da Roma nel Maggio 1940 con il grado di Professore in Teologia, pronto per i delicati incarichi che il Vescovo subito gli affiderà.

Al servizio della Diocesi
Eccolo, infatti, Coadiutore nella Parrocchia di S. Sepolcro per alcuni mesi; e poi Vice Cancelliere Vescovile, Vice Assistente della Giac e della Fuci nonché Consorziale della Cattedrale. 
Durante il periodo bellico e sopratutto nella fase più acuta della lotta di liberazione, lo vediamo dedicarsi con audace generosità in favore dei perseguitati e dei detenuti politici. Fare del bene per lui è un bisogno. Non bada a difficoltà, a rischi, a preoccupazioni di parte, pur di salvare la vita delle persone che vengono a lui raccomandate. Il suo grande amore per i giovani e la sua apertura di spirito verso ogni movimento sano ed intelligente non lo potevano trattenere dall’apprezzare tutta la genialità e la profondità pedagogica del metodo scoutistico.

Il Sacerdote dei giovani
Agli Esploratori Cattolici, infatti, dedicherà !a parte migliore delle sue energie e della sua passione di Sacerdote. In qualità di Assistente di Zona, finché il sopraggiungere e l’aggravarsi della malattia non lo costringeranno ad abbandonare lentamente ogni attività. Nei campeggi estivi, a cui ha partecipato fino all’ultimo con i suoi ragazzi, egli dava libero sfogo al proprio entusiasmo, lo si vedeva diventare ragazzo con i ragazzi. Sapeva vedere Dio nella natura con l’occhio semplice del fanciullo. «Appena mi sono incontrato con questo giovane, ha detto un suo intimo amico, ho visto in lui un cuore di fanciullo unito alla volontà di un uomo ».

Durante il lento martirio
In nessuna circostanza, però, Don Ennio ha rivelato meglio se stesso, come durante la malattia. Sono tre anni continui di malattia, che lentamente, progressivamente, tolgono a Don Ennio qualsiasi movimento delle gambe, delle braccia, del tronco. Durante questo tempo, nonostante le durissime sofferenze che, a dire dei medici, Don Ennio ha dovuto sopportare, nessuno si ricorda di averlo visto abbattuto una sola volta oppure soltanto melanconico. Egli sorrideva sempre a tutti coloro che andavano a visitarlo. Era sempre contento, tanto era abituato ad accettare dalle mani del Signore le gioie più pure, come anche le sofferenze più atroci ed umilianti. “Ma come fai ad essere sempre così sereno”, gli chiedeva un giorno un amico, “Se mi trovassi io nelle tue condizioni sarei già impazzito!”. “Hai ragione”, rispondeva Don Ennio, “
senza una forza superiore certamente non ci riuscirei. Ne sono convinto ben più di te. E non è meglio che mi ci trovi io in queste condizioni invece di te? Tu hai una famiglia da mantenere; io invece non ne ho». Ogni parola di conforto quando si andava a trovarlo, diventava inutile. Era Don Ennio che trovava la forza e la finezza di spirito di consolare gli altri, i quali si trovavano in difficoltà certo molto inferiori.

L’Apostolato più fecondo
Ciò che più colpiva in lui era il modo con cui sapeva soffrire. In lui non c’era la minima ostentazione, il minimo sforzo. Era impossibile scorgere in lui il benché minimo atteggiamento di eroe come pure di persona, suo malgrado, rassegnata. Don Ennio aveva fatte sue le parole del Suddiacono Girard: «
Meglio essere vittima con Cristo sull’altare, anziché Sacerdote di Cristo all’altare»; parole queste che Egli in un primo tempo voleva inserire sull’immagine ricordo del suo decennio di Ordinazione Sacerdotale; e che poi ha sostituito con altre per un senso di delicatezza verso i famigliari. I suoi famigliari hanno tentato tutti i mezzi e tutte le cure suggerite dalla Medicina per salvarlo. Don Ennio lasciava fare; coloro che lo hanno potuto conoscere un po’ più da vicino sono convinti che Don Ennio, più che per un vero desiderio da parte sua di guarire, accettava tutte queste cure per il conforto che ne poteva derivare ai famigliari. Egli aveva ormai capito quale era la sua missione, il Signore lo aveva chiamato ad un apostolato di sofferenza, l’apostolato più difficile, come del resto l’apostolato più efficace che ci sia. Ed egli vi si era donato con una generosità incantevole. Si è saputo poi che egli si è immolato sopratutto per la santificazione delle anime sacerdotali e delle vocazioni ecclesiastiche.

Seme di sante Vocazioni
«Se il grano di frumento — dice il Signore — non cade nel solco e non viene macerato dagli umori del suolo, rimane solo; se invece cade nel solco, produce molto frutto». Ecco chi è Don Ennio. Un chicco di frumento che si è lasciato deporre nel solco della sofferenza dal divino Seminatore per germogliare, per moltiplicarsi, per produrre molto frutto: frutto di fortezza, di generosità, di purezza di santità per tutti, ma sopratutto
per le vocazioni ecclesiastiche e per i giovani Sacerdoti della nostra cara Diocesi di Parma